C'è un'altra Italia, fatta di vicoli di pietra, piazze raccolte e campanili che spuntano tra gli ulivi. È l'Italia dei borghi, e dal 2001 ha un suo sigillo di riconoscimento: il club de I Borghi più belli d'Italia, un marchio di qualità che oggi raccoglie centinaia di piccoli centri da nord a sud. Con l'estate alle porte, è una mappa preziosa per chi cerca mete autentiche lontane dalle rotte affollate.
Cos'è e da dove nasce
L'associazione nasce nel marzo del 2001 per iniziativa della Consulta del Turismo dell'ANCI, l'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani. L'idea di fondo era semplice e ambiziosa: valorizzare e tutelare quel grande patrimonio diffuso di piccoli centri storici che rischiavano di restare esclusi dai grandi flussi turistici, e con essi di impoverirsi e svuotarsi. Non si tratta di una classifica giornalistica né di un premio una tantum, ma di un vero e proprio club di qualità a cui i Comuni chiedono di aderire e da cui possono anche essere esclusi se non mantengono gli standard.
Come funziona il marchio di qualità
Il cuore del sistema è una procedura di certificazione rigorosa. Ogni borgo candidato viene esaminato dal Comitato Scientifico dell'associazione sulla base di decine di parametri: qualità architettonica e urbanistica, armonia del tessuto edilizio, integrità del centro storico, paesaggio, servizi e capacità di accoglienza. A questi si aggiungono criteri di accesso precisi: la Carta di Qualità richiede in genere che il borgo antico non superi i duemila abitanti e che il Comune nel suo complesso resti sotto i 15.000, e chiede che gli edifici storici prevalgano e formino un insieme esteticamente omogeneo. Il marchio, insomma, va guadagnato e va mantenuto.
Quanti sono oggi
Il numero cresce ogni anno. Dopo l'ultima tornata di dicembre 2025, che ha incoronato sette nuovi centri — tra cui Limone sul Garda, Pieve di Teco, Castelvetro di Modena, Cusano Mutri e Rivello — la stampa italiana indica un totale salito a circa 380 borghi certificati. Le fonti non sempre concordano sul dato esatto: alcune pagine del sito ufficiale riportano cifre inferiori, un disallineamento dovuto ai diversi momenti di aggiornamento. In ogni caso, si tratta di una rete in continua espansione.
Un viaggio lungo la penisola
La forza del club è la sua distribuzione capillare. In Basilicata c'è Castelmezzano, abbarbicato tra le guglie delle Dolomiti Lucane; in Umbria, Castelluccio di Norcia con la celebre "fiorita" estiva sul Pian Grande. Nel Lazio domina Civita di Bagnoregio, la "città che muore" che si raggiunge solo a piedi. Ogni regione ha i suoi rappresentanti, dai paesi alpini ai centri costieri del Sud.
Perché conta
Dietro la cartolina c'è una scommessa concreta. Per molti piccoli Comuni delle aree interne, l'ingresso nel club significa visibilità, indotto economico e un argine all'abbandono: il marchio attira visitatori, fa nascere attività ricettive e dà ai residenti una ragione in più per restare. È il modello del turismo lento e sostenibile, che premia la permanenza e la spesa diffusa sul territorio anziché il mordi-e-fuggi. Per chi viaggia, è un invito a scoprire un'Italia meno scontata. Per chi quei borghi li abita, può essere la differenza tra spegnersi e rinascere.



