Cos'è l'SPF e cosa dicono i numeri
L'SPF (Sun Protection Factor) indica il livello di protezione dai raggi UVB, quelli responsabili delle scottature. Il numero non è arbitrario: un SPF 30 blocca circa il 97% dei raggi UVB che raggiungono la pelle, un SPF 50 circa il 98%. La differenza tra 30 e 50 è quindi reale ma meno drammatica di quanto si pensi, e nessun filtro arriva al 100%. In Europa i prodotti sono classificati in quattro fasce: bassa (SPF 6-10), media (15-25), alta (30-50) e molto alta (50+). I dermatologi consigliano di non scendere sotto SPF 30 in estate e di preferire 50+ per esposizioni prolungate, pelli chiare o bambini.
UVA, UVB e «ampio spettro»
I raggi ultravioletti si dividono in due categorie con effetti diversi. Gli UVB causano le scottature acute e pesano sul rischio di tumori della pelle: l'SPF misura proprio la protezione contro di loro. Gli UVA penetrano più in profondità, provocano invecchiamento precoce e macchie, e arrivano anche attraverso i vetri. Una crema «ad ampio spettro» protegge da entrambi. La normativa europea impone che la protezione UVA sia almeno un terzo di quella UVB, come ricorda la Fondazione Veronesi: cercate sull'etichetta la dicitura «ampio spettro» o il simbolo UVA cerchiato.
Quanta crema, e ogni quanto
È l'errore più diffuso: se ne usa troppo poca. La dose corretta per il corpo intero è di circa 30 grammi — l'equivalente di un bicchierino — e per il viso almeno un cucchiaino colmo, come indica l'American Academy of Dermatology. Va applicata 15-20 minuti prima di esporsi, e riapplicata ogni due ore, oltre che subito dopo il bagno o una sudata intensa, qualunque sia il numero di SPF.
Le zone che si dimenticano sempre
Orecchie, nuca, dorso dei piedi, labbra e cuoio capelluto (se i capelli sono radi) sono le aree più trascurate e tra le più esposte. Le labbra meritano un burrocacao con SPF 30 o più; orecchie e collo vanno trattati con la stessa cura del viso.
Il «waterproof» non esiste
In Europa il termine «waterproof» applicato ai solari è vietato perché fuorviante: i prodotti possono dichiararsi solo «resistenti all'acqua», specificando per quanti minuti (di norma 40 o 80). Dopo il bagno, asciugarsi con un telo rimuove gran parte del prodotto, quindi riapplicare è sempre necessario, come ribadisce l'Istituto Superiore di Sanità.
Bambini e pelli sensibili
I bambini sotto i tre anni non andrebbero esposti al sole diretto nelle ore centrali. Quando l'esposizione è inevitabile, meglio filtri con SPF 50+ per pelli delicate, preferibilmente fisici (ossido di zinco, biossido di titanio), che restano in superficie e irritano meno. Lo stesso vale per le pelli sensibili: filtri fisici, senza profumo, con un test su una piccola area prima dell'uso esteso.
Ombra, abiti e orari
La crema è importante, ma non basta da sola. L'ISS raccomanda di limitare l'esposizione nelle ore più calde, tra le 10 e le 14. Un cappello a tesa larga protegge viso, orecchie e nuca; gli abiti a trama fitta schermano più di molte creme. L'ombrellone riduce l'esposizione diretta, ma non quella riflessa da sabbia, acqua e cemento.
Tre falsi miti da abbandonare
«Con la pelle scura non serve.» La melanina offre una protezione parziale dagli UVB, ma non dagli UVA né dall'invecchiamento cutaneo: nessun fototipo è immune, come chiarisce l'Istituto Dermatologico Europeo.
«Se è nuvoloso non serve.» Buona parte dei raggi UV attraversa le nuvole; gli UVA in particolare arrivano a terra con cielo coperto quasi come con cielo sereno.
«Con SPF 50 sto al sole tutto il giorno.» L'SPF dice quanta protezione offre il prodotto, non per quanto tempo: dopo due ore, dopo il bagno o una sudata, va comunque rinnovato.
Scegliere bene non richiede una laurea in chimica: basta un prodotto ad ampio spettro con SPF adeguato alla propria pelle, applicato in quantità sufficiente e rinnovato con regolarità. Il resto — ombra, abiti, orari sensati — fa ciò che nessuna crema può fare da sola.



