L'imprenditore immobiliare romano Danilo Coppola è stato prosciolto dall'accusa di tentata estorsione nei confronti di Prelios. La sesta sezione penale del Tribunale di Milano, presieduta dalla giudice Amelia Managò, ha emesso il 22 giugno 2026 una sentenza di «non doversi procedere», stabilendo che l'azione penale non poteva essere proseguita per difetto di procedibilità. Si chiude così, su un nodo procedurale, un processo rimasto sospeso per oltre un anno e mezzo.

La formula del proscioglimento

Il giudice non è entrato nel merito dei fatti contestati: la decisione riguarda la procedura di estradizione. Quando l'Italia, nell'agosto 2024, ottenne la consegna di Coppola dagli Emirati Arabi Uniti per scontare una condanna definitiva per bancarotta, non segnalò alle autorità di Abu Dhabi il procedimento milanese pendente per tentata estorsione. Le successive richieste di estensione dell'estradizione a questo capo d'imputazione non hanno mai ricevuto risposta. Senza il via libera emiratino, l'azione penale è risultata improcedibile e il processo, dopo mesi di rinvii in attesa di una risposta da Abu Dhabi, si è concluso senza una pronuncia sul merito.

Chi è Danilo Coppola

Coppola, immobiliarista romano, è stato uno dei protagonisti della stagione dei cosiddetti "furbetti del quartierino", la stagione delle scalate bancarie di circa vent'anni fa, segnata anche dal tentativo di scalata a Bnl. Negli anni è stato investito da diverse vicende giudiziarie legate al dissesto delle sue società. Era stato estradato dagli Emirati Arabi Uniti nell'agosto 2024 per scontare una condanna definitiva per bancarotta, dopo essersi rifugiato per anni nel Paese del Golfo.

La vicenda Prelios e Porta Vittoria

L'accusa archiviata sul piano processuale riguardava presunte pressioni nei confronti di Prelios, società di gestione del risparmio legata al complesso immobiliare di Porta Vittoria a Milano, area di cui Coppola era stato a lungo il principale artefice della riqualificazione. Secondo l'impostazione dell'accusa, poi sfociata nel novembre 2024 in una richiesta di condanna a due anni e mezzo, una causa civile sarebbe stata in realtà uno strumento per ostacolare le trattative di vendita dell'area. Con la sentenza odierna, però, quelle contestazioni non sono state vagliate nel merito.

Resta sullo sfondo la posizione complessiva dell'imprenditore, che proprio per le vicende legate al dissesto delle sue attività ha già riportato condanne definitive per bancarotta. Il proscioglimento di Milano riguarda esclusivamente il capo di tentata estorsione e non incide su tali pronunce.