Il piano c'è, mancano le risorse
La strategia di rafforzamento delle forze armate italiane è definita, ma la sua attuazione dipende dai finanziamenti. È l'avvertimento del ministro della Difesa Guido Crosetto, secondo cui i programmi avanzano finché ci sono i fondi e si fermano quando questi vengono a mancare. Al centro della questione c'è lo strumento europeo SAFE, il meccanismo di prestiti dell'Unione pensato per sostenere e coordinare la spesa per la difesa tra gli Stati membri: all'Italia spettano fino a quasi 15 miliardi di euro, distribuiti nei prossimi anni.
I programmi a rischio
Il nodo, spiega Crosetto, è che il SAFE non sostituisce le altre fonti di finanziamento: senza quell'accesso, alcuni investimenti della Difesa dovranno essere posticipati. Tra i capitoli più esposti ci sono le acquisizioni di nuovi carri e mezzi corazzati. In sede Nato all'Italia è stato indicato un requisito di componente pesante nell'ordine di oltre 250 carri armati, necessari a costituire due brigate pesanti e una brigata corazzata: un percorso pluriennale la cui continuità dipende dalle risorse disponibili.
Il braccio di ferro nel governo
La partita si intreccia con una tensione interna all'esecutivo. Crosetto sostiene che i fondi SAFE debbano finanziare programmi aggiuntivi e coordinati con gli altri Paesi europei, e non semplicemente coprire spese già in bilancio — una linea su cui il ministero dell'Economia mostra maggiore cautela. Il ministro insiste su un punto: costruire capacità militari richiede anni di pianificazione e investimenti che nei primi cicli non danno risultati visibili, una logica poco compatibile con i tempi brevi della politica.
La scadenza europea
Sullo sfondo, il tempo stringe. Come riferisce EUNews, la Commissione europea ha sollecitato l'Italia a firmare l'accordo, avvertendo che le risorse non utilizzate andranno riallocate ad altri Stati membri entro la fine dell'anno. Roma è tra i pochi Paesi che non hanno ancora completato l'adesione: come riporta l'ANSA, l'attivazione del meccanismo resta legata a un passaggio parlamentare. Ogni rinvio, avverte Crosetto, rischia di far perdere all'Italia miliardi destinati al rinnovamento delle forze armate.



