È iniziata a Roma, negli spazi del Rome Cavalieri, l'assemblea elettiva della FIGC chiamata a indicare il nuovo presidente della Federcalcio. Le operazioni di voto sono state aperte la mattina di lunedì 22 giugno, segnando l'inizio di una giornata destinata a chiudere l'era di Gabriele Gravina e ad aprire un nuovo ciclo per il calcio italiano, come riportato da ANSA.

Perché si vota: le dimissioni di Gravina

La convocazione nasce dal passo indietro di Gabriele Gravina, che ha rassegnato le dimissioni dopo l'ennesima delusione della Nazionale. L'eliminazione che ha condannato l'Italia, per la terza volta consecutiva, a restare fuori dai Mondiali ha reso insostenibile la posizione del numero uno uscente, come ricostruito da Sky Sport. Lo stesso Gravina, presente in assemblea, ha augurato che il calcio resti "in buone mani" chiunque sarà il prossimo presidente.

I due candidati

La corsa è a due. Da una parte Giovanni Malagò, ex presidente del CONI, sostenuto da Lega Serie A, Lega Serie B, dall'Associazione Italiana Calciatori e dall'Associazione Italiana Allenatori. Dall'altra Giancarlo Abete, già presidente della FIGC dal 2007 al 2014 e oggi numero uno della Lega Nazionale Dilettanti, la componente che lo sostiene. Una terza candidatura, quella di Renato Miele, non sarebbe stata ammessa perché priva del sostegno di leghe o associazioni, come segnalato da Fanpage. Abete, nel rivendicare la necessità di affrontare i nodi strutturali del sistema, ha osservato che dopo i fallimenti mondiali "sacrificare il presidente senza assumersi delle responsabilità non fa bene al nostro mondo".

Come funziona il voto

Il meccanismo si basa sul sistema dei voti ponderati: per essere eletto serve la maggioranza assoluta, con un massimo di tre scrutini. Al primo scrutinio l'elezione scatta solo con la maggioranza dei tre quarti dei voti validi, al secondo con i due terzi, al terzo è sufficiente la maggioranza semplice. Il peso delle componenti è decisivo: la Lega Nazionale Dilettanti che appoggia Abete vale circa il 34% dell'elettorato, mentre lo schieramento a sostegno di Malagò è dato come maggioritario, motivo per cui l'ex presidente del CONI parte favorito. L'esito ufficiale, al momento dell'apertura dei lavori, non era ancora noto: l'assemblea era in corso.

La protesta del Bari e il nodo multiproprietà

A dare un colore politico alla giornata è stata la mobilitazione dei tifosi del Bari. Nella notte i gruppi della Curva Nord hanno esposto uno striscione di circa 15 metri davanti alla sede federale di via Allegri e un secondo davanti al Rome Cavalieri, con la scritta "Bari contro la multiproprietà", come documentato anche dall'ANSA. La contestazione punta il dito contro la normativa federale che consente alla famiglia De Laurentiis di controllare contemporaneamente Napoli e Bari, quest'ultimo reduce dalla retrocessione in Serie C. Il tema delle multiproprietà si candida così a essere uno dei dossier più caldi sul tavolo del prossimo presidente, insieme alla riforma della Nazionale e alla governance del sistema.

Cosa aspettarsi

Qualunque sia il nome che uscirà dalle urne, il nuovo vertice della Federcalcio eredita un calcio italiano in crisi di risultati e attraversato da tensioni: dalla sostenibilità dei club alle regole sulla proprietà delle società, fino al rapporto con una tifoseria sempre più mobilitata. La giornata di Roma è solo il primo atto.