Un annuncio importante, con le dovute precisazioni

IBM ha presentato quella che definisce la prima tecnologia di chip al mondo al di sotto del nanometro: il nodo da 0,7 nm. Prima dell'entusiasmo, però, una precisazione doverosa: non si tratta di un chip pronto per la vendita, ma di un risultato di ricerca. IBM ha dimostrato in laboratorio il funzionamento di transistor impilati verticalmente su scala sperimentale; la strada verso la produzione di massa, ammette l'azienda, è lunga almeno cinque anni.

Cosa significa davvero «0,7 nm»

Va chiarito un equivoco diffuso: il «nanometro» nei nomi dei nodi produttivi moderni non corrisponde a una misura fisica reale dei transistor. È una convenzione commerciale che indica generazioni successive di processo. «0,7 nm» significa, semplicemente, la generazione tecnologica successiva al nodo da 1 nm — transistor più piccoli e più densi — ma le dimensioni effettive dei componenti sono ben maggiori di sette decimillesimi di millimetro. Siamo, come dice IBM, nell'«era degli ångström», con strutture sempre più vicine alla scala atomica.

L'architettura «nanostack»

Il cuore dell'innovazione è la nanostack, che IBM descrive come un design tridimensionale basato su nanofogli (nanosheet). Finora i chip sono cresciuti soprattutto in orizzontale, affiancando i transistor su un piano; la nanostack aggiunge la dimensione verticale, impilando i transistor su due livelli. I componenti appartengono alla famiglia GAA (Gate-All-Around), che avvolge completamente il canale di corrente per un controllo migliore.

Secondo MIT Technology Review, il prototipo conterrebbe circa 100 miliardi di transistor in uno spazio grande quanto un'unghia. IBM stima incrementi prestazionali ed energetici significativi rispetto alla generazione precedente — dati dichiarati dall'azienda, non ancora verificati da benchmark indipendenti.

Perché conta, pur essendo «solo» ricerca

L'annuncio arriva mentre la miniaturizzazione dei chip — la cosiddetta Legge di Moore — sembrava avvicinarsi ai propri limiti fisici. La nanostack dimostra che esistono ancora vie per aumentare la densità dei transistor, cruciale per i carichi di lavoro dell'intelligenza artificiale. Ma distinguere la ricerca dalla produzione è essenziale: da un prototipo di laboratorio a un chip nei nostri dispositivi passa un enorme lavoro di ingegnerizzazione e di costruzione delle filiere. IBM, che da anni non produce chip in proprio su larga scala ma sviluppa architetture poi adottate dai produttori, ha aperto una porta. Ora tocca all'industria attraversarla.