Il Regno Unito si prepara al suo settimo primo ministro in dieci anni. Lunedì 22 giugno 2026 Keir Starmer ha annunciato che lascerà la guida del Partito laburista e di Downing Street, appena due anni dopo la valanga elettorale che nel 2024 lo aveva portato al potere con una maggioranza schiacciante. Una caduta tanto rapida quanto rovinosa.
Perché si è dimesso
La decisione è arrivata al culmine di una lunga emorragia di consensi. Travolto dalla crisi del costo della vita, da una serie di scandali e di marce indietro, Starmer aveva chiuso il 2025 come uno dei premier più impopolari della storia britannica recente. Le elezioni amministrative tra il 2025 e l'inizio del 2026 si erano trasformate in una disfatta: secondo le ricostruzioni della stampa, i laburisti hanno perso oltre mille seggi nei consigli locali e il controllo di numerose amministrazioni.
A capitalizzare il malcontento è stato soprattutto Reform UK, il partito anti-immigrazione di Nigel Farage, che ha strappato consensi nelle storiche roccaforti operaie laburiste. Nelle ultime settimane decine di deputati laburisti avevano chiesto pubblicamente la testa del leader, e diversi ministri si erano dimessi dal governo, come ricostruito da CBS News.
Il colpo decisivo: la vittoria di Burnham
La spinta finale è arrivata dall'interno. Andy Burnham, popolarissimo ex sindaco della Grande Manchester, ha vinto il 18 giugno l'elezione suppletiva nel collegio di Makerfield, tornando così in Parlamento, come riportato da NPR. Il ritorno a Westminster era la condizione che mancava: secondo le regole laburiste, per sfidare il leader serve un seggio ai Comuni. Con quella vittoria, Burnham aveva di fatto reso inevitabile la sfida, e Starmer ha preferito anticipare l'esito.
Cosa succede ora
Niente elezioni anticipate, almeno per il momento. Starmer ha riferito al Re Carlo III la propria decisione ma resterà premier ad interim fino a quando il Partito laburista non avrà scelto un nuovo leader, che diventerà automaticamente capo del governo grazie alla maggioranza parlamentare ancora in mano ai laburisti, spiega NBC News. Burnham parte come grande favorito per la successione; tra le altre figure in campo l'ex ministro della Salute Wes Streeting e la vicepremier Angela Rayner.
Un laburismo in crisi d'identità
La parabola di Starmer racconta la difficoltà del laburismo a tenere insieme un elettorato lacerato. Attaccato da sinistra per la linea su Gaza e sui tagli al welfare, e da destra su immigrazione e tasse, il premier è stato percepito come un manager prudente più che come un leader. Resta sullo sfondo l'eredità mai del tutto smaltita della Brexit, con un'economia stagnante e un'opinione pubblica disillusa che ora guarda sempre più verso Farage. Per i laburisti, la sfida non è solo scegliere un successore, ma riconquistare la fiducia di un Paese che in dieci anni ha bruciato un primo ministro dopo l'altro.



