Che cosa chiedono

Il luogo è Jantar Mantar, l'osservatorio astronomico settecentesco nel centro di Nuova Delhi che da decenni è il punto in cui si manifesta nella capitale indiana. Secondo ANSA, a raccogliersi sono state migliaia di persone, in larga parte studenti e giovani, molti con la bandiera indiana.

La richiesta è una sola: le dimissioni del ministro dell'Istruzione Dharmendra Pradhan.

La polizia ha fatto sapere che la manifestazione non era autorizzata e che non sarebbero stati consentiti cortei in direzione del Parlamento.

Da dove nasce: il test di medicina

All'origine c'è la fuga di notizie sui quesiti del test nazionale di ammissione ai corsi di medicina, sostenuto a maggio da centinaia di migliaia di studenti. La prova è stata annullata e ripetuta.

Per capire perché in India un esame produca una crisi politica bisogna avere presente cosa sia quel test: è il collo di bottiglia attraverso cui passa l'accesso a una professione che, per moltissime famiglie, rappresenta il principale canale di mobilità sociale. Chi lo prepara ci dedica anni e spesso i risparmi della famiglia. Una fuga di quesiti non è quindi percepita come un'irregolarità amministrativa, ma come il furto di un'occasione che non si ripete.

Chi organizza

Fra i promotori c'è il Cockroach Janta Party, un movimento nato a metà maggio con un'origine satirica e diventato rapidamente qualcosa di più: ha raccolto ventidue milioni di follower su Instagram e protesta da settimane per ottenere le dimissioni del ministro. Al presidio partecipano anche organizzazioni studentesche già strutturate.

Il presidio a Jantar Mantar va avanti dall'inizio di giugno, e la marcia verso il Parlamento del 20 luglio era l'appuntamento verso cui il movimento lavorava da settimane.

Il caso Wangchuk

Sui cartelli dei manifestanti compare il nome di Sonam Wangchuk, l'ingegnere e attivista ambientale del Ladakh, fra le figure più note del movimento. Wangchuk si era unito alla protesta a fine giugno con uno sciopero della fame a oltranza. Dopo una ventina di giorni di digiuno la polizia lo ha rimosso con la forza dal luogo della protesta e lo ha portato in ospedale.

È un passaggio che ha alzato la temperatura: il ricovero forzato di una figura pubblica di quel profilo trasforma una vertenza sull'istruzione in una questione di libertà di manifestare, e amplia la platea di chi si sente chiamato in causa.

Cosa non sappiamo ancora

Al momento in cui scriviamo non risultano bilanci ufficiali di fermi, feriti o scontri durante la giornata del 20 luglio, e le stime sul numero dei partecipanti variano parecchio a seconda di chi le fa. Sono i due dati su cui, nelle manifestazioni di massa, si sbaglia più spesso: conviene aspettarli invece di sceglierne una versione.