È morto Ramiro Valdés Menéndez, uno degli ultimi superstiti del nucleo storico che nel 1959 portò Fidel Castro al potere e l'uomo che costruì da zero l'apparato di intelligence e sicurezza interna dell'isola. Aveva 94 anni. Il decesso è avvenuto domenica 21 giugno 2026, come annunciato dalle autorità cubane e riportato dall'ANSA. La causa della morte non è stata resa nota.
Dal Moncada al Granma
Nato nel 1932 ad Artemisa, Valdés aveva poco più di vent'anni quando prese parte all'assalto fallito alla caserma Moncada del 1953, l'azione che battezzò il movimento di Fidel Castro. Tre anni più tardi era tra gli ottantadue uomini imbarcati sullo yacht Granma che, partito dal Messico, riportò i ribelli a Cuba per riaccendere l'insurrezione contro il dittatore Fulgencio Batista. Di quel gruppo, decimato subito dopo lo sbarco, sopravvissero in pochi, come ricostruisce Proceso: Valdés fu uno di loro, accanto a Raúl Castro. Quel pedigree gli valse il titolo onorifico di Comandante della Rivoluzione, riconoscimento riservato a una manciata di uomini.
L'architetto della sicurezza interna
Il ruolo che ne ha definito l'eredità è quello di fondatore e direttore dell'apparato di intelligence cubano. Valdés fu ministro dell'Interno in due periodi distinti, secondo la sua biografia, guidando la costruzione dei servizi segreti e della polizia politica che divennero pilastro del controllo del regime sul dissenso. Per i critici della dittatura è proprio questo apparato il simbolo della repressione interna che ha segnato decenni di vita cubana; per il potere dell'Avana, fu invece lo strumento che garantì la sopravvivenza della rivoluzione di fronte all'ostilità degli Stati Uniti.
Una longevità politica rara
Negli anni Duemila Valdés tornò ai vertici dello Stato, con incarichi ministeriali e poi la vicepresidenza del Consiglio di Stato, mantenendo influenza nel passaggio di consegne da Raúl Castro a Miguel Díaz-Canel. Al momento della morte ricopriva ancora la carica di vicepremier, con deleghe a settori strategici come energia ed elettronica.
Il cordoglio del regime
La sua scomparsa è stata accolta con parole di lutto dai vertici cubani. Il presidente Miguel Díaz-Canel ha scritto che la "partenza fisica" del comandante addolora il Paese "come quella di un padre". Il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez lo ha definito "uno dei dirigenti più riconosciuti della Rivoluzione". La sua morte assottiglia ulteriormente la schiera dei protagonisti viventi del 1959: una generazione che ha plasmato Cuba per oltre sessant'anni e che oggi si avvia a spegnersi del tutto, lasciando l'isola alle prese con una crisi economica profonda e una transizione di leadership ormai irreversibile.



