La guerra che la Russia ha portato in Ucraina sta tornando, sotto forma di sciami di droni, nel cuore profondo del territorio russo. Tra il 19 e il 20 giugno, le forze ucraine hanno rivendicato una serie di attacchi che hanno raggiunto la Siberia occidentale e contemporaneamente serrato la presa attorno alla Crimea occupata: una delle dimostrazioni più nette, finora, della crescente capacità di Kiev di colpire bersagli a grande distanza dal fronte.

Cosa è stato colpito

Il bersaglio più lontano è stata la raffineria di Tyumen, in Siberia, situata secondo le fonti ucraine a circa 2.000 chilometri dal confine. L'impianto, riferisce il Kyiv Independent, lavora tra 7,5 e 9 milioni di tonnellate di greggio l'anno. Lo stesso giorno, droni ucraini hanno preso di mira quattro stazioni di compressione del gas nella Crimea occupata. Nelle ore precedenti sarebbero stati colpiti anche un deposito sotterraneo di gas nella Crimea occidentale e una centrale termica nei pressi di Simferopoli.

La rivendicazione è arrivata via Telegram dal comandante Robert Brovdi, nome in codice "Madyar", a capo delle Forze dei sistemi senza pilota ucraine. Il presidente Volodymyr Zelensky ha definito l'operazione "efficace" e ha sostenuto, secondo quanto riportato da CBS News, che Kiev dispone ormai di nuovi droni a lungo raggio capaci di raggiungere bersagli fino a 3.000 chilometri di distanza — un dato non verificabile in modo indipendente.

Le reazioni russe

Mosca ha minimizzato. Il governatore della regione di Tyumen, Aleksandr Moor, ha dichiarato che la contraerea ha respinto l'attacco e che l'impianto non avrebbe subito danni, precisando che le squadre di emergenza stavano operando sui siti dove sono caduti i detriti. Tuttavia, come segnala Reuters, sui social russi sono circolati video che mostrano fumo levarsi dall'area della raffineria, e residenti locali hanno riferito di aver udito esplosioni. Le testate ucraine sottolineano di non essere in grado di verificare in modo indipendente l'entità dei danni.

La morsa sulla Crimea

Gli attacchi si inseriscono in una campagna più ampia che Kiev conduce da settimane con l'obiettivo dichiarato di trasformare la Crimea "in un'isola", recidendo le linee di rifornimento che la legano alla Russia. Secondo Brovdi, citato da Euronews, il traffico di carichi militari lungo l'autostrada R-280 sarebbe calato del 71% in due settimane — anche in questo caso una stima di parte ucraina. Gli effetti sulla popolazione si vedono già: le autorità di occupazione avrebbero sospeso la vendita di carburante ai civili, riservandolo ai soli servizi statali. L'Institute for the Study of War (ISW) ha rilevato l'intensificarsi degli attacchi ucraini a media gittata contro le vie di rifornimento russe, prevedendo possibili "effetti a cascata" sul campo di battaglia.

Il quadro militare

Il ponte di Kerch, principale collegamento fisico tra Crimea e Russia, è stato ripetutamente preso di mira nel corso della guerra. La strategia attuale punta meno sull'obiettivo simbolico e più sulla logistica: ponti minori, snodi stradali, depositi di carburante. Se la tendenza descritta dalle fonti dovesse confermarsi, la penisola occupata rischia un progressivo isolamento dalle retrovie russe.