È morto Clive Davis, uno degli uomini più potenti e influenti della storia dell'industria discografica americana. Aveva 94 anni e si è spento il 22 giugno 2026 nella sua casa di Manhattan, a New York. Con lui se ne va il prototipo del talent scout: l'uomo dell'"orecchio d'oro", capace per oltre mezzo secolo di intuire e costruire carriere destinate a diventare leggenda.

Dall'aula di tribunale alla Columbia

Clive Davis era nato a Brooklyn nel 1932. Approdò alla musica passando dal diritto: laureato in legge ad Harvard, entrò alla Columbia Records come consulente legale all'inizio degli anni Sessanta, per poi diventarne presidente nel 1967.

Fu lì che maturò la sua prima grande visione. Alla fine degli anni Sessanta, in piena controcultura, Davis convinse la blasonata Columbia ad aprirsi al rock, intercettando la generazione di Woodstock: trattò personalmente l'ingaggio di Janis Joplin e portò in catalogo nomi come Carlos Santana, Bruce Springsteen e Billy Joel. Il primo atto si chiuse bruscamente nel 1973, con un licenziamento e accuse legate alla gestione di fondi aziendali. Ma per Davis fu solo l'inizio di una rinascita.

Arista, Whitney e il secondo impero

Nel 1974 fondò la Arista Records, un impero ancora più influente: da Barry Manilow agli Outkast, contribuì anche a portare l'hip hop nel mainstream. La sua intuizione più celebre resta però Whitney Houston, messa sotto contratto nel 1983 quando aveva diciannove anni. Sotto la sua guida, la Houston divenne una delle artiste più vendute della storia, con una serie di singoli al numero uno e decine di milioni di dischi venduti.

J Records e l'ultima scoperta

Nel 2000, anno del suo ingresso nella Rock and Roll Hall of Fame, Davis avviò un terzo capitolo fondando la J Records. Qui lanciò Alicia Keys, il cui debutto Songs in A Minor divenne un successo planetario, e in seguito artisti come Carrie Underwood. Lavorò con leggende come Aretha Franklin e Jennifer Hudson, attraversando ogni fase dell'industria, dal vinile allo streaming.

"Mi considero fortunato: per cinque decenni, in un settore durissimo, la musica mi ha regalato una vita di piacere e gratificazione inaspettati", aveva dichiarato. Con lui scompare l'ultimo grande mogul di un'epoca in cui un singolo ascolto poteva cambiare la storia della musica popolare.