Una città che continua a interrogarci

C'è una data che divide in due la storia recente d'Europa: il 5 aprile 1992. Da quel giorno e fino al 29 febbraio 1996, Sarajevo visse il più lungo assedio dell'epoca contemporanea, quasi quattro anni di cecchini, fame e bombardamenti che trasformarono la capitale olimpica del 1984 nel teatro di una delle tragedie più atroci del dopoguerra. A oltre trent'anni di distanza, quella vicenda non è un capitolo chiuso ma, come la definiscono gli organizzatori, una pagina ancora aperta della storia europea.

A riportarla al centro dell'attenzione è la rassegna "L'assedio - Sarajevo: prima, durante e dopo", in programma da giovedì 25 a domenica 28 giugno 2026 nel Salento: quattro giornate, tre luoghi-simbolo, venti appuntamenti e quasi quaranta ospiti tra giornalisti, scrittori, testimoni e studiosi.

Dove e quando

L'itinerario attraversa tre dimore storiche del territorio leccese. Le prime due serate, il 25 e il 26 giugno, si svolgono al Castello Carlo V di Lecce; il 27 giugno la rassegna si sposta al Castello Volante di Corigliano d'Otranto, per chiudersi il 28 giugno a Palazzo Marchesale di Melpignano. L'iniziativa è ideata e coordinata dal giornalista Pierpaolo Lala e organizzata dall'associazione Diffondiamo idee di valore, all'interno del festival diffuso Nel frattempo - Conversazioni sul futuro, sostenuto dal Consiglio regionale della Puglia - Teca del Mediterraneo.

Gli ospiti e i temi

Il programma intreccia incontri, presentazioni di libri, testimonianze, fotografia, teatro e musica. Tra i nomi annunciati figurano Marina Lalovic, Gigi Riva, Marta Serafini, Elvira Mujčić, Roberta Biagiarelli e Vito Alfieri Fontana, insieme a docenti e operatori culturali del territorio.

Il racconto si sviluppa lungo tre nuclei, fedeli al sottotitolo. C'è la Sarajevo del prima: jugoslava, multiculturale, attraversata da lingue, religioni e appartenenze diverse. C'è il durante, segnato dai cecchini e dalla mancanza d'acqua ma anche da teatri rimasti aperti, concerti e giornali, l'ironia trasformata in forma di resistenza. E c'è il dopo, l'eredità dell'assedio come chiave per leggere le fratture dell'Europa di oggi. Tra gli appuntamenti speciali, lo spettacolo teatrale A come Srebrenica di Roberta Biagiarelli e il progetto fotografico Shooting in Sarajevo di Luigi Ottani, che indaga le postazioni dei cecchini all'interno della città assediata.

Perché ricordare

In un tempo in cui i Balcani sembrano scivolati ai margini della memoria collettiva, mentre nuove guerre tornano a insanguinare il continente, scegliere Sarajevo non è un esercizio nostalgico. È un modo per ricordare quanto sia fragile la convivenza e quanto rapidamente una città-mosaico possa diventare bersaglio. Il Salento, terra di confine affacciata sull'Adriatico che la separa da quelle coste, si offre come luogo naturale per questo dialogo tra memoria e futuro.