Il ministro convoca le compagnie
Per le 17:30 di martedì 30 giugno, a Palazzo Piacentini a Roma, i vertici delle quattro maggiori compagnie petrolifere attive in Italia — Api-Ip, Eni, Q8 e Tamoil — sono attesi davanti al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Come riferisce l'ANSA, il confronto servirà a «fare il punto sull'andamento dei prezzi» dei prodotti petroliferi dopo il memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran e la conseguente ripresa dei flussi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz.
In sostanza: il greggio è calato sui mercati internazionali, ma i prezzi alla pompa non si sono adeguati con la stessa rapidità. Il governo vuole capire perché e, soprattutto, quando.
Cosa è successo al greggio
L'accordo tra Washington e Teheran ha riaperto una delle arterie energetiche più delicate del pianeta: lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, era rimasto sotto tensione per la crisi tra le due potenze. La sua normalizzazione ha allentato la pressione sui mercati, con un calo delle quotazioni del greggio. Alla pompa italiana, però, il riflesso è stato finora solo parziale. Secondo i dati del MIMIT ripresi da QdS, la benzina self sulla rete stradale si attesta attorno a 1,81 euro al litro e il gasolio attorno a 1,89, con prezzi più alti in autostrada: una flessione è in corso, ma il governo la giudica troppo lenta.
Non è la prima volta
Urso aveva già convocato le stesse compagnie il 9 aprile, dopo un precedente ribasso del greggio, con l'obiettivo dichiarato di evitare «fenomeni speculativi» e di ottenere adeguamenti tempestivi dei listini. Che la convocazione si ripeta dopo poco più di due mesi segnala quanto sia difficile ottenere una trasmissione rapida e trasparente dei ribassi internazionali ai distributori. Lo strumento, in assenza di leve normative immediate sui prezzi privati, resta la moral suasion: un ministro che convoca in presenza e poi parla in pubblico esercita una pressione reputazionale concreta.
L'ombra delle accise
Sullo sfondo c'è un nodo strutturale: la componente fiscale dei carburanti in Italia è tra le più alte d'Europa. Le accise — un'imposta fissa per litro, indipendente dal prezzo del petrolio — pesano in modo determinante sul prezzo finale, a cui si aggiunge l'IVA calcolata anche sull'accisa. Su questo fronte, però, Urso non ha annunciato interventi in vista del 30 giugno: l'obiettivo del tavolo è spingere le compagnie a trasferire i ribassi del greggio, non riformare la fiscalità.
Tempismo: l'esodo estivo
La mossa arriva in un momento sensibile. Con luglio alle porte, milioni di famiglie si preparano ai viaggi in auto, in uno dei periodi di picco dei consumi di carburante, storicamente associato a rincari contestati ogni anno dalle associazioni dei consumatori. Anticipare il confronto in modo visibile è anche una scelta di comunicazione politica sul potere d'acquisto. Nel frattempo, gli automobilisti possono confrontare i prezzi dei singoli distributori sul portale pubblico Osservaprezzi carburanti per scegliere il rifornimento più conveniente lungo il percorso.



