Cos'è Delfin e cosa controlla
Delfin è la holding con sede in Lussemburgo nata come cassaforte di Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica scomparso nel 2022. Attraverso questo veicolo la famiglia detiene il controllo di EssilorLuxottica — il colosso dell'occhialeria che riunisce marchi come Ray-Ban, Oakley e Persol — oltre a partecipazioni rilevanti in Mediobanca (e dunque, indirettamente, in Generali), UniCredit e Monte dei Paschi. Alla morte del fondatore i diritti sono stati divisi in parti uguali tra gli otto eredi, ciascuno con il 12,5%. Lo statuto prevede, in assenza di maggioranze qualificate, la distribuzione ai soci di appena il 10% degli utili: una clausola oggi al centro delle tensioni.
Il piano di Leonardo Maria e il no del consiglio
Al cuore della crisi c'è un'operazione di portata eccezionale. Leonardo Maria Del Vecchio, figlio del fondatore, punta a rilevare le quote dei fratelli Luca e Paola per salire al 37,5% e diventare primo azionista, in un'operazione che richiederebbe circa 11 miliardi di euro, finanziati da un pool bancario (tra cui UniCredit, BNP Paribas e Crédit Agricole). Per rassicurare le banche, aveva chiesto a Delfin una lettera di patronage, con cui la holding avrebbe garantito implicitamente la solidità dell'operazione.
Il consiglio di amministrazione ha respinto la richiesta, spaccandosi: a favore si sarebbero espressi il presidente Francesco Milleri e il consigliere Mario Notari, mentre l'amministratore delegato Romolo Bardin e altri consiglieri si sarebbero opposti o astenuti. Le posizioni dei singoli vanno lette come parte di un confronto interno tuttora aperto.
Il 30 giugno, assemblea spartiacque
La resa dei conti è fissata per lunedì 30 giugno a Lussemburgo, dove i soci sono chiamati a votare sul bilancio 2025, sull'eventuale aumento del dividendo (servirebbe una maggioranza di sei ottavi per portarlo all'80% degli utili, contro il 10% statutario) e su un possibile riassetto azionario. Sul tavolo ci sono più scenari: il via libera all'operazione di Leonardo Maria; un'ipotesi alternativa di riacquisto delle quote da parte della stessa Delfin; oppure il mancato accordo, che secondo alcune ricostruzioni della stampa specializzata potrebbe persino aprire scenari di crisi della governance — una prospettiva, va detto, non confermata ufficialmente e dagli effetti incerti.
Perché riguarda il sistema finanziario italiano
Ciò che rende la vicenda rilevante oltre l'occhialeria è il peso di Delfin nel capitale di grandi istituzioni: la holding è azionista di riferimento in Mediobanca — che controlla Generali — e presente in UniCredit e Monte dei Paschi, tre attori centrali del risiko bancario e assicurativo italiano. Una destabilizzazione prolungata della governance, o una cessione disordinata delle partecipazioni, avrebbe ricadute ben oltre la famiglia Del Vecchio. Per questo l'assemblea di lunedì è seguita con attenzione non solo dagli investitori, ma anche dalle autorità di vigilanza e dai vertici delle società partecipate.



