Un mazzo di carte che vale sei secoli

Ci sono oggetti che contengono dentro di sé un'intera civiltà, e i tarocchi Visconti-Sforza sono uno di questi: carte miniate con oro e argento nel cuore del Quattrocento milanese, create per divertire i duchi e celebrare un'alleanza di famiglia. Oggi quelle stesse carte sono al centro di Tarot! Renaissance Symbols, Modern Visions, la grande mostra aperta alla Morgan Library & Museum di New York fino al 4 ottobre 2026.

L'evento è raro: per la prima volta in Nord America è riunita la maggior parte delle carte figurate superstiti del celebre mazzo. La Morgan ne possiede 35 — acquistate nel 1911 dal finanziere J.P. Morgan da antiquari parigini — affiancate dagli esemplari prestati dall'Accademia Carrara di Bergamo: in tutto sono 45 le carte figurate esposte, secondo quanto riferisce l'ANSA.

Bonifacio Bembo e la corte degli Sforza

Per capire questo mazzo bisogna tornare a Milano, attorno alla metà del Quattrocento. La città è capitale di uno dei ducati più potenti d'Italia: Francesco Sforza, condottiero divenuto duca grazie alle armi e al matrimonio con Bianca Maria Visconti, governa una corte raffinata. È in questo contesto che nasce il mazzo, commissionato — secondo la tradizione — per celebrare l'unione tra le due casate.

L'artista a cui le carte sono attribuite è Bonifacio Bembo, pittore cremonese attivo alla corte sforzesca, maestro della miniatura tra tardogotico e primo Rinascimento lombardo. Ogni figura è dipinta con precisione: i volti hanno espressione, i mantelli ricadono in pieghe reali, i fondi sono dorati. Non era arte popolare, ma arte di corte, destinata a mani nobili.

Non indovini, ma strateghi

C'è un equivoco che la mostra corregge: i tarocchi, all'origine, non erano strumenti di divinazione. Erano un gioco — complicato, di abilità — popolato dagli Arcani Maggiori: l'Amore, il Sole, la Luna, il Bagatto, l'Imperatrice. L'idea di usarli per «leggere il futuro» arrivò molto più tardi, alla fine del Settecento in Francia: un salto culturale enorme, che trasformò un passatempo aristocratico lombardo in un simbolo dell'occulto europeo.

Un racconto che lega più musei

Del mazzo originale di 78 carte ne sopravvivono 74: quattro sono perdute. Le superstiti sono divise tra varie istituzioni, e la mostra intreccia prestiti e confronti con altri mazzi correlati e con materiali che arrivano, fra gli altri, dalla Yale University e dalla Pinacoteca di Brera di Milano. Il percorso non si ferma al Rinascimento: ripercorre sei secoli di storia del tarocco fino alle reinterpretazioni del Novecento e a quelle di artisti contemporanei, in un dialogo tra simboli antichi e visioni moderne.

Perché conta, per noi

C'è qualcosa di commovente nel vedere queste carte milanesi — pensate per i Visconti e gli Sforza, per mani lombarde del Quattrocento — custodite oggi in una biblioteca newyorkese e ammirate da visitatori di tutto il mondo. È la storia degli oggetti belli: sopravvivono alle corti che li hanno generati, attraversano oceani e continuano a raccontare qualcosa di vero sull'umanità che li ha fatti. Fino al 4 ottobre, a New York, si possono vedere riuniti come forse non accadrà più.