Il Premio Strega 2026 arriva alla volata finale avvolto in una polemica che ha poco a che fare con i libri e molto con le parole pronunciate fuori dalla pagina. Al centro c'è Michele Mari, tra i nomi più accreditati della finale, finito sotto accusa per alcune frasi attribuitegli su Michela Murgia, la scrittrice scomparsa nel 2023. La Fondazione Bellonci, che organizza il premio, ha messo un punto fermo: lo scrittore resta in gara, perché il regolamento non consente di escluderlo.

Come è nato il caso

La vicenda esplode dopo la ricostruzione di un episodio avvenuto durante una delle tappe del tour dei finalisti organizzato dalla Fondazione. Secondo quanto riportato dalla stampa, durante uno spostamento Mari avrebbe pronunciato espressioni pesanti nei confronti di Murgia, nel corso di una conversazione con altri autori. Mari ha respinto le accuse, parlando di "voci incontrollate" e negando di aver mai commentato l'aspetto fisico della collega.

La decisione della Fondazione Bellonci

Nella serata del 21 giugno 2026 la Fondazione Goffredo e Maria Bellonci ha diffuso una nota che chiude l'ipotesi di un'estromissione. Il principio è chiaro: il Premio Strega "è una competizione tra opere", non tra autori. Per questo il regolamento non prevede esclusioni e stabilisce che neppure l'autore, una volta acconsentito all'iscrizione della propria opera, possa ritirarsi dalla gara. La titolarità del premio, ricorda la Fondazione, appartiene ai circa 460 Amici della Domenica, che propongono i libri e concorrono a designare il vincitore.

Allo stesso tempo gli organizzatori hanno preso esplicitamente le distanze dalle frasi attribuite a Mari, definendo "incompatibile con lo spirito del premio ogni espressione denigratoria e ogni giudizio che leda la dignità delle persone". Una presa di distanza che, ha precisato la nota ripresa dall'ANSA, non incide però sul giudizio di merito sui libri in gara.

Le reazioni: l'intervento di Lidia Ravera

La decisione non spegne le polemiche. Tra le voci più nette c'è quella di Lidia Ravera, che ha definito "gravi" le parole attribuite a Mari. Lo sarebbero, ha osservato la scrittrice nell'intervista ripresa dall'ANSA, già come semplice "chiacchiera da bar", ma il peso aumenta quando parole simili vengono condivise tra scrittori, chiamati per mestiere a una maggiore responsabilità nell'uso del linguaggio. Ravera ha anche difeso l'eredità di Michela Murgia, ricordando come l'autrice continui a incidere sull'opinione pubblica a distanza di anni dalla morte.

Una competizione che divide

Il caso Mari ripropone una domanda che torna ciclicamente nei premi letterari: fino a che punto la condotta personale di un autore può o deve pesare sul giudizio della sua opera? La Fondazione ha scelto la linea della separazione netta tra opera e persona, appellandosi alla lettera del regolamento, come sottolinea anche Il Fatto Quotidiano. Resta da vedere quanto questa distinzione reggerà alla prova del voto finale della giuria, che resta libera di esprimere il proprio orientamento.