Ci sono appuntamenti che, anno dopo anno, finiscono per identificarsi con il luogo che li ospita. Il Festival dei Due Mondi e Spoleto sono ormai una cosa sola: per diciassette giorni la cittadina umbra, arroccata tra le colline e dominata dal Duomo, diventa un palcoscenico diffuso dove l'opera lirica, la musica sinfonica, la danza contemporanea e la prosa si rincorrono tra piazze, teatri storici e chiostri. L'edizione 2026, la 69ª, va in scena dal 26 giugno al 12 luglio.
Una storia lunga quasi settant'anni
A inventare tutto fu il compositore Gian Carlo Menotti, che nel 1958 scelse Spoleto per dare corpo a un'idea precisa: far incontrare i "due mondi", quello della cultura europea e quello americana. Il nome nasce proprio da questa vocazione al dialogo transatlantico. Rimasto sotto la guida del fondatore per mezzo secolo, fino alla scomparsa di Menotti nel 2007, il Festival si è imposto come una delle manifestazioni culturali più importanti d'Europa, capace di attraversare ogni linguaggio artistico.
Un nuovo corso firmato Daniele Cipriani
La novità più rilevante del 2026 riguarda la guida artistica. Dopo gli anni della direzione di Monique Veaute, il timone passa a Daniele Cipriani. Il tema scelto per l'edizione è «Radici»: un invito a riflettere sul valore del passato e, insieme, sulla forza del cambiamento. Il manifesto porta la firma di Giuseppe Penone, maestro dell'Arte Povera.
Il programma: opera, sinfonica e danza
Il cartellone annunciato si presenta corposo, con prime, produzioni originali e centinaia di artisti, secondo le anticipazioni del Festival. L'inaugurazione è affidata a Vanessa di Samuel Barber, l'opera che valse al compositore il premio Pulitzer, su libretto dello stesso Menotti: un omaggio circolare alle origini del Festival. Tra gli appuntamenti musicali più attesi figura il concerto del direttore Yannick Nézet-Séguin insieme alla pianista Yuja Wang, mentre la chiusura è tradizionalmente affidata al grande concerto in Piazza Duomo. Largo spazio anche alla danza, con compagnie internazionali, e al teatro contemporaneo. (Il programma e la lista degli ospiti restano da confermare nel dettaglio alla pubblicazione definitiva.)
Spoleto, città-festival
Il legame tra la rassegna e il territorio resta il cuore di tutto. Menotti scelse Spoleto anche per le sue dimensioni raccolte e per la bellezza dei suoi spazi: il Teatro Nuovo che oggi porta il suo nome, il Teatro Caio Melisso e soprattutto Piazza Duomo, che ogni anno si trasforma nella platea a cielo aperto del concerto finale. Per due settimane e mezza la cultura non resta confinata nei teatri ma invade le strade, confermando Spoleto come uno dei pochi luoghi in Italia dove il festival non visita la città: la abita.



