Un addio lungo sei giorni

L'Iran si ferma per il suo funerale più solenne da decenni. Come riporta il Washington Post, le esequie dell'ayatollah Ali Khamenei — guida suprema dal 1989, ucciso il 28 febbraio in un raid nel quadro della guerra tra Iran da una parte e Stati Uniti e Israele dall'altra — si svolgono dal 4 al 9 luglio, dopo essere state rinviate a causa del conflitto.

Il rito attraverso le città sante

Le prime giornate si concentrano a Teheran, con la processione principale attesa il 6 luglio: le autorità stimano una partecipazione tra i 15 e i 20 milioni di persone, cifra che sarebbe la più alta di sempre per un funerale di Stato nel Paese ma che resta difficile da verificare in modo indipendente. Le cerimonie proseguono poi verso Qom, quindi in Iraq, nei luoghi santi sciiti di Najaf e Karbala, per concludersi il 9 luglio a Mashhad, dove Khamenei sarà sepolto nel santuario dell'Imam Reza.

La successione

Alla guida dell'Iran è intanto subentrato il figlio, Mojtaba Khamenei, indicato come nuova guida suprema poche settimane dopo la morte del padre, come ricostruito da Al Jazeera. Una successione dinastica che ha fatto discutere: Mojtaba non aveva mai ricoperto incarichi pubblici di primo piano, pur essendo considerato molto vicino ai Guardiani della rivoluzione.

Sullo sfondo, i negoziati

I funerali cadono in una fase ancora segnata dalla guerra e dai suoi strascichi diplomatici. I colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran, ospitati a Doha, si sono presi una pausa per le cerimonie e dovrebbero riprendere subito dopo. Sul tavolo restano i nodi più delicati: il programma nucleare, lo stretto di Hormuz, gli asset iraniani congelati. Per il nuovo vertice di Teheran, la mobilitazione di queste giornate è anche l'occasione per mostrare compattezza e controllo, in un momento di grande incertezza.