Provare il "guidatore digitale"
Tesla vuole far toccare con mano il suo sistema più discusso. Come mostra la stessa pagina eventi dell'azienda, in Italia sono in programma esperienze di prova del Full Self Driving (Supervised): non alla guida, ma da passeggero, per osservare come il sistema gestisce il traffico reale. Un modo per avvicinare il pubblico a una tecnologia su cui l'azienda punta molto e che ha già percorso, nei test europei, milioni di chilometri.
Attenzione al nome
Qui serve però una precisazione importante, perché il nome può ingannare. "Full Self Driving" non significa guida autonoma: si tratta di un sistema di assistenza avanzata, classificato al livello 2. In pratica, l'auto può gestire sterzo, accelerazione e frenata in molte situazioni, ma il conducente deve restare sempre attento e con le mani pronte a intervenire, mantenendo la piena responsabilità legale di ciò che accade. Le stesse telecamere interne monitorano l'attenzione di chi guida.
L'iter delle omologazioni
Sul piano normativo, il sistema sta procedendo Paese per Paese. In Europa il primo via libera è arrivato dai Paesi Bassi, ad aprile 2026, seguiti da altri Stati come il Belgio, come ricostruisce Quattroruote. L'Italia, per ora, non ha ancora dato l'approvazione ufficiale: qui, dunque, il sistema può essere mostrato e provato in questa forma dimostrativa, ma non ancora utilizzato liberamente su strada dai clienti.
Un dibattito aperto
Attorno al Full Self Driving resta acceso il confronto tra entusiasmo e cautela. Da un lato la promessa di rendere la guida più sicura e meno faticosa; dall'altro il timore che un nome così ambizioso induca gli utenti a fidarsi troppo, abbassando la guardia. Proprio per questo autorità ed esperti insistono sul punto: finché la responsabilità resta al conducente, la parola "autonoma" è fuori luogo.



